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Febbraio 28, 2024| 686 views

Prefazione

Desideravamo un viaggio in luoghi remoti alla ricerca di un’immersione totale nel mondo delle nostre amate Real Ales. Un viaggio che avevamo in mente da tempo, in cerca di nuove ispirazioni e storiche conferme, in un luogo non troppo battuto, ne dagli amanti birrari ne dal vero e proprio turista vagamondo. La risposta  “andiamo a Derby e Nottingham, nella Contea del Derbyshire” suscita la classica domanda dell’amico ignaro della ricchezza birraria storica del luogo, ovvero “ahhhh Derby e Nottingham… e che c’andate a fà?”
Amico mio, siediti ed ascolta.

La Contea del Derbyshire

La contea del Derbyshire è situata nel cuore della Gran Bretagna, nella regione delle Midlands Orientali, ed è raggiungibile sbarcando all’ Aereoporto East Midlands. Con un bus chiamato Skylink al prezzo di 5.30£ ed una tratta di circa 45 minuti, sono facilmente raggiungibili le città limitrofe di Derby e Nottingham. Per capirci, siamo a circa due ore a sud di Manchester e Sheffield. Abbiamo optato di pernottare nella più economica Derby e spostarci di conseguenza tramite bus tra le varie tappe. Scriviamo qualche appunto anche perchè abbiamo fatto leggermente fatica a trovare info sul web.

Primo Giorno – I Pub storici di Derby

All’arrivo in città, che risulta molto carina, piccola e moderna, tralasciando uno spiacevole inconveniente con la prima casa prenotata tramite Booking, che risulterà già occupata, dopo che il servizio clienti ci ha gentilmente aiutato a prenotare ed occupare frettolosamente una nuova stanza per il pernotto, ci dirigiamo nervosamente e con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia alla prima tappa storica di Derby, lo Ye Olde Dolphin Inne. Un pub intriso di storia e da come recita la tipica insegna inglese sventoleggiante all’esterno “Derby’s oldest public bar” dove “inn” che troviamo spesso all’esterno dei locali inglesi si traduce in “locanda”. Questa è datata 1530. È Sabato sera ed è (come se gli altri giorni non lo fossero) un tipico giorno di bevute, sport ed eccessi. All’entrata del locale, alle ore 18:00, il vociferare è intenso e ci ritroviamo subito coinvolti tra le mura storiche di un antichissimo pub. È ricolmo di avventori con pinte riempite fino all’orlo servite dietro un bancone vecchissimo, inaspettatamente da due giovanissimi ragazzi, quasi dei teenager. 

La nostra sete è implacabile e non esitiamo più di un secondo, nemmeno il tempo di dare un occhio a tutte le spine e pompe, chiedendo immediatamente tre pinte di Abbot Ale e Trooper, rispettivamente una Extra Special Bitter ed una Best Bitter. Non c’è troppo interesse nell’informarsi da quale birrificio, regione, stato, luogo, ora e giorno siano state prodotte queste birre, l’essenza del momento era tutta racchiusa nella magia di entrare in un locale leggendario e bere Ales spillate dalla handpump. Il servizio è perfetto, la tempratura “calda” al punto giusto. L’atmosfera, in una seconda saletta del locale in cui ci siamo appena spostati, accanto a due signori che chiacchierano tranquillamente di vita quotidiana, è magica.

Siamo finalmente in Inghilterra. Bissiamo le birre un paio di volte e passando ad una Golden Ale di Castle Rock, comprendendo di pinta in pinta l’epicità di quell’ambiente, di quella spillatura, di quella temperatura che esalta gli aromi molto fruttati dei lieviti inglesi, a volte sgraziati, a volte perfetti. Sono le 19.30, la cucina è già chiusa e la fame avanza. Il tempo di attraversare la stessa strada, a nemmeno 100mt dalla porta dello Ye Olde Doplhin, tra cumuli di cask vuoti, arriviamo velocemente ad un altro pub storico di Derby, in una struttura stupenda, adornata da disegni ed una gigante scritta illuminata di un bel rosso vintage : “Old Silk Mill”. All’interno non c’è un tavolo libero, nemmeno al bancone, strapieno. Vediamo velocemente con la coda dell’occhio due signori che abbandonano il proprio tavolo e ci fiondiamo sulle poltrone prima che sparecchino. La cucina è ancora aperta, ma ancora per poco (sono le 20:00) quindi ordiniamo velocemente la prima cosa che ci balza all’occhio. Un discreto fish and chips. Qui l’offerta delle pompe è più vasta ed anche locale, proviamo subito un’ottima Oatmeal Stout, la Dark Drake di Dancing Duck. Cremosa, temperatura perfetta, gran birra. Continuiamo con lo stesso birrificio e terminiamo la serata con Ay Up – Pale Ale, sempre in cask. Stanchi. Si torna a casa brillocci, anche se con birre da 3 e 4 gradi rimaniamo costantemente luicidi, cosa che si ripeterà nei giorni a venire. Buonanotte Derby!

Secondo Giorno – Nottingham

Il risveglio del primo giorno in inghilterra è perfetto, con i pub che chiudono ad orari consoni si va spesso a dormire presto e quindi sveglia presto. La cucina si sa, è quello che è, la birra è senza gas per fortuna, e ne beviamo ad ettolitri, ma il risveglio è davvero fresco. In un’ ottima giornata di fine inverno, stranamente senza pioggia, ci dirigiamo dal centro di Derby con 10 minuti di cammino alla Bus Station. È il Red Arrow il bus che ci porta in 35min al prezzo di 2£ da Derby a Nottingham.

Un viaggio davvero confortevole attraverso la miriade di mattoncini rossi e comignoli che formano i villaggi e quartieri del Derbyshire, ci porta al centro di Notts, non lontano dal famoso Castello che si innalza su una collina sovrastante le immense grotte alle fondamenta di Nottingham. Proprio all’entrata del Castello, dinanzi la statua di Robin Hood, ci casca l’occhio in un pub che alla vista è probabilmente il più turistico della città e che sicuramente vi appare facilmente nelle ricerche su internet dei viali più famosi del luogo. È il Fothergills, Pub & Kitchen che dalle vetrate esibisce un nostro pupillo: Landlord di Timothy Taylor.

È la prima birra della giornata. Il servizio a pompa impeccabile, nella pinta serigrafata del birrificio, dalla Angram Handpump scroscia nel bicchiere in una nebbiosa esplosione di particelle di Co2, una delle più buone English Pale Ale del panorama brassicolo britannico. È emozionante. Sono le 10:30, è Domenica mattina, c’è silenzio, nuvole, vetrate giganti che danno sul viale muschiato del Nottingham Castle e stiamo bevendo una delle migliori Real Ale in circolazione. L’aroma leggermente fruttato della fermentazione del lievito Yorkshire e dei luppoli è rinfrescante, ci dà una carica incredibile per l’intera giornata a venire. Vorremmo rimanere già qui per tutto il giorno, ma a 2 minuti a piedi da Fothergills, aggirando la mura del castello, direttamente dalle grotte che fuoriescono dalla collina, emerge uno dei luoghi brassicoli più assurdi al mondo : lo Ye Olde Trip To Jerusalem, “The oldest Inn in England”, datato 1189! Anche se l’imponente scritta dipinta esterna recita sia la più antica locanda d’inghilterra, il locale dovrebbe risalire al XVII secolo. È veramente un luogo fiabesco. Il nome deriva da Re Riccardo Cuor di Leone e dai suoi uomini che si rinuivano li prima di recarsi a Gerusalemme nel 1189 d.C.

Si dice fosse anche il nascondiglio locale del fuorilegge Robin Hood.

L’odore del legno è inebriante ed all’interno i soffitti sono vere e proprie caverne scavate nella roccia arenaria del Nottingham Castle. È storia. Le 10 pompe inglesi mostrano una vasta gamma di birre che non avevamo ancora trovato, tra cui proviamo ottime Real Ales del birrificio locale Nottingham Brewery come Rock Mild, una Mild Ale da 3.8% ABV, Extra Pale Ale da 4.2% ABV, Old Peculier la leggendaria Old Ale di Theakston e tra cui non mancano mai le industriali di Greene King, Moretti, Guinness, Beavertown e via dicendo. Un posto unico nel suo genere che almeno una volta nella vita và visitato.

Il pomeriggio, dopo un discreto Sunday Roast (piatti culinari che vanno oltre il discreto abbiamo fatto fatica a trovarli), ci dirigiamo in un altro pub storico come il Bell Inn. Dalla facciata tipica delle Public House inglesi, davvero bella, l’interno risulta molto deludente, iper moderno e classico sport bar con millemila spine industriali e qualche handpump con le solite Greene King, nel pieno della movida domenicale sportiva tra Moretti e gin tonic. Non un gran ricordo. Beviamo un’altra Golden Ale, che onestamente fatico a ricordare con piacere.

Alle 17:00 attendiamo il Red Arrow che in 35min ci riporta a Derby, continuando il filotto di locali della città. In una nuvolosa domenica pomeriggio, la nuova tappa è The Exeter Arms. L’atmosfera è davvero piacevole. In un tramonto domenicale inglese, entrare in un luogo caldo ed accogliente come un pub di mattoncini rossi e finalmente un vero caminetto acceso, è pazzesco. È l’ora di punta ed è strapieno, qualsiasi tavolo è occupato. Prendiamo velocemente un posticino ad un piccolo angolo di un tavolo che è prenotato alle 19:00, giusto il tempo di una Best Bitter del birrificio locale Dancing Duck. Uno sguardo alla mappa dei pub che avevamo studiato e lasciamo libero il tavolo per dirigerci a 15 minuti a piedi al Five Lamps, uno dei più belli di Derby. Un vero pub inglese con moquette, tanto legno, tanta carta da parati. Sapevamo fosse ben fornito ma purtroppo arrivati “tardi” alle 19:00 di Domenica sera, solo 4 su 10 pompe attive, mentre le altre con le pump clip dove è incollata l’etichetta sono girate, quindi terminate. Speravo anche di ritrovare il “vicino” Thornbridge Brewery, uno dei primi amori craft ma nulla. Ripieghiamo su Golden Ale e poi Nitro Stout di Titanic Brewery (Stoke-on-Trent) ed un toast prosciutto e formaggio.
Gran bella giornata.

Terzo Giorno – il villaggio di Shardlow

Il terzo giorno è dedicato al relax. English Breakfast coi fiocchi al classico Babington Arms della catena JD Wetherspoon, che alle 9.30 di Lunedì è ricolmo di gente di qualsiasi tipo, con davanti cappuccino, Guinness, Moretti o uova e pancetta. Surreale. Dopo una graziosa colazione ed aver bevuto ottime Stout come la Damn Dog di Burton Bridge Brewery a pompa, ci incamminiamo verso la bus station per una romantica visita ad un piccolo villaggio inglese che costeggia il fiume Trent, a 20 minuti dal centro di Derby. Il bus è lo Skylink, lo stesso che si utilizza per tornare in aeroporto. Avvicinandoci sempre di più al villaggio, le fermate iniziano a prendere il nome delle locande nei pressi dello stop del bus. Ci fermiamo e scendiamo quindi al The Dog & Duck. Il pub è un misto di antico e moderno e l’atmosfera all’interno è super confortevole. Caldo, silenzioso. Sono le 13:00 e gli avventori, studiano, leggono e mangiano, accompagnati dal proprio cane e dalla fedele pinta di Real Ale. Curioso il fatto che su alcune pompe un cartellino dichiara che la birra è ancora in fase di venting in cella ed anche la signora dietro le spine ci afferma che la birra non è ancora pronta, fatto mai notato in nessun altro locale, ma di grande impatto, la vera magia delle Real Ales. Purtroppo però, forse perche è Lunedi mattina, l’unica pompa disponibile è la Gold di Hobgoblin, una non memorabile Golden Ale da 4.3% ABV. Lasciato il pub di strada, qualche minuto di cammino ci porta a costeggiare le rive del fiume Trent, attraverso un fantastico vialetto colorato, di case con mattoncini, fiori e trabattelli fermi sul fiume. Attraversiamo un ponticello che ci porta ad uno spiazzo sempre lungo fiume con ben due locali, The New Inn che purtroppo il Lunedì è chiuso (peccato perchè sembrava un vero gioiellino) e Malt Shovel, un traditional pub datato 1799. L’entrata è idilliaca. C’è silenzio, musica a bassissimo volume e qualche viandante a sorseggiare la propria birra.

Sono le 14:30 di Lunedì, e la vecchia Lina, gentilissima signora nel retrobanco, con cui faremo presto amicizia, mantiente la cura e la calma di questo magnifico locale sperduto nel Derbyshire. I nostri occhi cadono su una birra a pompa che porta il nome del locale, perchè a detta della signora viene prodotta solo per loro. Painted Lady è una graziosa Golden Ale da 3.8% che ci accompagnerà per tutto il pomeriggio. Una panca ad angolo ed un finestrone di legno da cui entra molta luce, che dà sul fiume vista pescatori. L’ambiente è magico. Durante il pomeriggio tra una Golden Ale e patatine al pepe nero di Pipers, c’è un via vai di signori con il proprio cane e la propria pinta. Uno di essi siede vicino al nostro tavolo ed il proprio cane poggia il muso vicino la pinta dell’uomo pacato e silenzioso. È una delle scene più belle e calde del viaggio. Pura magia di un pub remoto nel cuore dell’ Inghilterra. La vecchia Lina continua a spillarci birre e ci invita anche a visitare la cella frigo con cask marchiati Marston’s e pavimento levigato dal passaggio dei cask e fusti negli anni.

Vorremmo rimanere qui per sempre. All’imbruinre ci rincamminiamo verso Derby. Un kebab speziato fino al midollo cancella tutti i docili aromi di un pomeriggio passato a bere Golden Ale, quindi, arriva il momento di una nuova pinta. La nuova tappa è il Brunswick Inn, vicino la stazione di Derby rinomato per il numero di pompe e vastità  di offerta di birre diverse da quelle che abbiamo trovato quasi in tutti i pub. Purtroppo l’odore sgradevole di urina misto rancido e muffa all’interno del pub, che comunque è comune in vari pub inglesi, ci da il tempo di trangugiare velocemente una pinta di Landlord di Timothy Taylor e scappare via, per nostra fortuna. Peccato perchè è tra i pub piu famosi e rinomati e l’unico ad avere all’interno anche un piccolo sito produttivo. Purtroppo l’odore era impossibile da sopportare per tutto il bene che proviamo per le Real Ales. Comunque vi consigliamo una visita per l’ampia scelta di birre, magari la moquette sarà stata lavata! Ahah. La giornata termina in fretta, con poche energie rimaste e un Lunedì sera leggermente spento, poche birre disponibili e cucine quasi tutte chiuse presto. Ci riposiamo.

“All’entrata pervade l’odore del legno sporco ed umido, arida conseguenza del fiume e del pescato giornaliero che alimenta i sogni locali. La vecchia Lina, consumata dall’essenza della gloria e del pianto, spilla divinamente con la stessa passione di un tempo, quando il pascolo era caldo ed il freddo era solo inutile pensiero. Divinamente ti abbraccio Lina” . – Mauro Barbetta

Quarto ed ultimo giorno – una perla a due passi da casa

L’ultima sera a Derby, prima di addormentarci, su Google Maps ci casca l’occhio su un pub che praticamente coincide con la posizione di casa. Al mattino seguente, fatte le valigie, abbandoniamo la calda casetta inglese ed uscendo dal portone, dopo 3 giorni di sole e finalmente un tipico giorno uggioso inglese, scorgiamo il pub a 50 metri da dove dormivamo! Assurdo, a saperlo prima. È Martedi mattina, sono le 10:30 e sotto la pioggia di Derby siamo già dentro un pub, l’ultimo prima di ripartire. Una vera perla a due passi dal nostro letto. The Woodlark Inn è forse il pub locale più grazioso visitato. Piccolino ed adornato da foto calcistiche, soprattutto alcune di assoluto pregio firmate dai Busby Babes e di un Derby County storico.

La colonna sonora è eccezionale, Aretha Franklin, James Brown ed altri giganti del Soul. Prendiamo la solita panca vicino il finestrone che da su pioggia e mattoncini, l’ultimo saluto alla nostra amata Gran Bretagna. La nostra mattinata è accompagnata dalla sola ed eccelsa Elsie Mo, una Glorious Golden Ale del birrificio di zona Castle Rock. Sarà l’atmosera, il servizio impeccabile della docile bionda signora Annie, sarà l’ultima serie di pinte e la malinconia che prende il sopravvento, ma, è forse la migliore bevuta del viaggio. Ben 4 pinte ci accompagnano verso il tramonto del nostro glorioso tour birrario, insieme ad un gustoso Cheeseburgher con patatine (miglior piatto del viaggio, immaginate un pò) preparato con assoluta grazia ed armonia dalla gentile pubblican del Woodlark Inn, quasi una madre che accudisce i propri bambini con una lodevole merenda. Di fianco al nostro tavolo siede una bellissima signora, sulla 70ina, che al nostro ingresso sorseggiava caffellatte e biscotti. Ora, durante il nostro pranzo siede davanti a non una ma ben due Newcastle Brown Ale, canticchiando qualsiasi canzone soul passi il jukebox. È tutto perfetto. Non potevamo chiedere un finale migliore. Alle 15:00 il nostro sogno finisce, è tempo di tornare in aeroporto. Goodbye Derbyshire, it was a pleasure.

“E siamo qui sulla via del tramonto in un pub sotto il nostro porticato…gli anziani guidano il ritmo della bevuta, il twist e il soul anni 70 decora l’atmosfera, qualche colpo di tosse rauco sostiene l’attenzione…noi in religioso silenzio ci mescoliamo ai ricordi di un Derby County vincente, ad autografi di Busby babes sparsi… Alla finestra il mattonato rosso si incupisce allo scendere di pioggia battente…ma mai si incupira’ la nostra anima che, grata, si abbevera di rammenti, mogano e attesa.” – Mauro Barbetta